23/07/2009

Riflessioni sul destino

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Tutto l’errore dell’uomo (compreso, del resto, nel destino) consiste nel dare per scontata la libertà, il che vizia ogni ragionamento, ogni ricerca della verità, come quando in un dibattito ciascun interlocutore, invece di partire da zero, parte dalla sua radicata e presuntuosa convinzione e su quella, costruisce tutte le sue argomentazioni per distruggere le opinioni degli altri, e non c’è ragionamento, non c’è prova, per quanto evidente, capace di smuoverlo da quel suo convincimento. Alla fine ognuno rimane fermo nella sua idea, sicuro perdipiù, che quelle degli altri siano sbagliate. E nessuno si accorge o pensa di essere intrappolato in una rete, da cui non può uscire perchè cosi vuole la dialettica del gioco, a ciascuno sembra che il suo ragionamento funziona perché è incanalato in quel senso unico, obbligato, e non vede altro, o non vuole, o non sa.

Direi dunque che tutto è nel destino, ma non tutto è secondo il destino, per salvare il libero arbitrio, una contraddizione. Se tutto è nel destino deve esserci anche la mia volontà, con la sua attuazione, deve esserci anche la mia scelta, e la mia non scelta, come la domanda che mi pongo se scegliere questo invece di quello. Dove potrebbe rientrare, altrimenti, il mio libero arbitrio, la mia volontà, la mia scelta con l’interrogativo, l’incertezza e tutta l’angoscia che ne può derivare? In un altro destino? In un’altra legge? O può mai essere fuori da ogni legge? Insomma la coscienza che l’uomo ha di essere libero non è una prova sufficiente per concludere che lo sia davvero, dovendo agire, per attuare il destino, necessariamente deve credere di essere lui l’artefice delle azioni che compie, come pure, dovendo pensare, non può non pensare di essere libero nel pensiero, per la ragione appunto, che è un essere pensante. In sostanza la preoccupazione non è tanto quella di chiarire che cos’è il destino quanto di conciliarlo col libero arbitrio dell’uomo. Tutte le cause, tutte le situazioni sono interdipendenti, concatenate, l’una legata all’altra, in una lunga serie che determina i fatti, sia pubblici che privati,

Ho letto di un filosofo che diceva che a quella legge di necessità che ha stabilito per noi questa vita e questa morte è soggetto Dio stesso, il quale non può non rispettare le leggi da lui create, e poi però guarda e giudica le azioni dei singoli come autonome e dice che Dio sorveglia gli uomini ma non i loro bagagli. E perché non dovrebbe sorvegliare anche i loro bagagli? Se Dio è onnipresente, deve esserci fino in fondo, non può lasciare alcuno spazio vuoto, privo di se, né nelle cose né in noi. E’ limitativo, per non dire stolto (ma anche questo rientra nel destino) il giudicare i fatti isolatamente, senza inserirli nel contesto generale, vedere il male, il dolore, di per se stessi, quando non sono che degli ingredienti, necessari, della vita e vanno messi in relazione con l’insieme, e non solo con la nostra esistenza. Non si può prendere a caso a caso una frase da un intero libro e giudicare l’opera solo da quella.

Riconosciamo dunque che la volontà di ciascuno è parte del volere divino e che la vera, unica e possibile libertà dell’uomo sta nell’identificarsi con quella stessa legge di necessità che lo governa. La meta ultima della ragione è il suo superamento. Ciò non significa che la ragione non abbia un suo valore, come ogni altra cosa terrena, il ragionamento, alla fine (come i sensi, come i sentimenti), non interessa più, semplicemente perché e già stato sfruttato tutto.

Tuttavia l’uomo saggio non rinuncia necessariamente alla ragione, come non rinuncia necessariamente all’azione, agirà se lo vorrà, ma con la consapevolezza che il suo agire, come il i suo non agire, rientra comunque nella legge divina, si comporterà come un giocatore, che, pur conoscendo tutte le regole del gioco e tutte le mosse dell’avversario, nondimeno a giocare, sereno, imperturbabile, qualunque cosa accada perché per lui tutto è già scontato. Il saggio gioca insieme a Dio, e quante volte, che vinca o che perda, sia fortunato o no, le labbra gli si schiudono al sorriso, in una sorta di complicità! Egli vede i fatti del mondo come delle immagini proiettate sopra uno schermo, e perciò non si turba, ma osserva con distacco, non senza un certo divertimento, l’affaccendarsi degli uomini che vanno di qua e di là come delle pedine sopra una scacchiera, ignare di ogni mossa, nonché del gioco stesso e della loro stessa inconsistenza.

 

 

 

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02/07/2009

Serenità

E’ da un pezzo, amica mia, che mi chiedo, meditando fra me e me, a cosa mai potrei paragonare questo tuo stato d’animo, e l’esempio più calzante che mi viene in mente è quello di un convalescente che, uscito da una lunga e grave malattia, è ancora preso da piccoli accessi di febbre e da leggeri malesseri e anche quando questi non ci sono più e si è completamente ristabilito rimane inquieto e pieno di sospetti, consulta ancora il medico, si fa tastare il polso, e accusa come malattia ogni minimo arrossamento del corpo. Ora, amica mia, chi si trova in questa situazione è già guarito praticamente, ma deve ancora riabituarsi alla buona salute, è come il mare, quando, passata la tempesta, è increspato da lievi fremiti e tremolanti ondeggiamenti. Basta, dunque, con quelle cure energiche a cui sinora hai fatto ricorso, non devi più metterti il bastone fra le ruote, accusarti, dandoti addosso con insistenza e severità, ora ti serve solo un rimedio, l’ultimo, cioè la fiducia in te stessa, la convinzione di essere sulla strada giusta e la volontà di non lasciarti deviare dalle orme ingannevoli che vanno di qua e di là disordinatamente o da quelle smarrite nei pressi della strada. Ciò che tu desideri conseguire è uno stato meraviglioso e sublime, che ci avvicina a Dio, io la chiamo, tranquillità nel suo reale significato.

Vediamo dunque come l’animo possa procedere costantemente in questo stato di sereno ed utile equilibrio che lo renda ben disposto verso se stesso e tutto ciò che lo riguarda. Sia gli animi annoiati e volubili, che passano continuamente da un proposito all’altro e rimpiango sempre ciò che hanno lasciato, sia quelli che poltriscono e sbadigliano, si trovano nella stessa situazione. A questi aggiungi quelli che a furia di mutare la loro condizione di vita alla fine sopraggiunta dalla vecchiaia (che è sempre pigra alle novità) non hanno più il conforto della noia, che li portava appunto, a cambiare continuamente il loro stato, come fanno coloro che non riuscendo a dormire si girano e rigirano passando da una posizione all’altra, Finchè non crollano, vinti più che dal sonno dalla stanchezza. Aggiungi ancora quelli che sono poco volubili non perchè in loro ci sia una certa dose di costanza ma solo per indolenza, per cui pur volendo vivere diversamente, continuano a mantenersi in quello stato semplicemente perché così si sono trovati a vivere dall’inizio.

Come vedi le varietà del male sono innumerevoli ma tutte portano allo stesso risultato, l’insoddisfazione. La quale nasce dall’incostanza o instabilità dell’animo, da desideri imprecisi o che hanno scarsa fortuna, per cui non si ha il coraggio di osare o non si riesce a realizzare ciò che ci vuole, col risultato che ci si immerge tutti nella speranza. Questa condizione è appunto quella di coloro che stanno sempre in bilico e sono perciò continuamente instabili e oscillanti, cercano di realizzare i loro desideri ricorrendo magari a mezzi illeciti e persuadendosi e costringendosi anche ad azioni disoneste e difficili, poi, quando vedono che il loro sforzo non viene ricompensato, si vergognano per lo scorno subito e si dolgono non già per aver voluto cose disoneste ma per averle volute inutilmente. Li prende allora come un rimorso per quello che hanno fatto, l’idea di ricominciare li spaventa e li afferra l’angoscia tipica di chi non trova una via d’uscita, incapaci come sono sia di comandare che di obbedire alle proprie passioni, non si sentono più sicuri vedono che non riescono a realizzarsi e in mezzo a tanta delusioni restano come paralizzati. Da qui la noia, lo scontento, quell’ininterrotto volgersi di qua e di là senza trovare un appiglio a cui aggrapparsi, la deprimente insofferenza di quello stato di inattività, tanto più se il pudore ci impedisce di riconoscerne le cause, col risultato che quel tormento resta chiuso dentro noi stessi e le passioni, non trovando uno sfogo, una via di uscita, finiscono col soffocarsi a vicenda.

Tuttavia non c’è nulla che possa rasserenarti l’animo quanto un amico fidato. E’ un gran conforto poter disporre di un a persona dal cuore cosi pieno di affetto da potervi riversare tranquillamente ogni segreto, dalla coscienza così aperta da metterti a tuo agio più di quanto tu non ti senta con la tua, la cui voce lenisca le tue ansie, il cui consiglio aiuti le tue decisioni e il cui buonumore disperda la tua tristezza, una persona, insomma, la cui sola presenza ti rallegri e ti rassicuri. S’intende che gli amici, per quanto almeno sarà possibile, dovranno, essere liberi da passioni, perché i vizi sono come le serpi, strisciano e s’insinuano di nascosto negli animi più vicini, nuocendo loro anche col solo contatto. Perciò, nello scegliere gli amici dovremo volgerci a quelli che sono il meno corrotti: mescolare i sani con gli ammalati e già principio di malattia. Con ciò non ti dico di avvicinare e frequentare soltanto uomini saggi, anche perchè ce ne son così pochi che sarà difficile trovarne uno. Ma oggi, in cui gli onesti sono cosi rari come le mosche bianche, nello scegliere gli amici non possiamo essere tanto esigenti. Evitiamo però in particolare i malinconici e quelli a cui non va mai bene niente, che hanno sempre il pretesto per lamentarsi, un amico turbato e scontento, per quanto sia fedele ed affettuoso, è sempre nemico della tranquillità.

13/06/2009

MARGHERITA

 



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Con la lente non scruto

Questa minuzia e quella,

io per la vita vado

come su un estivo prato.

 

Della camicia il collo

Spalancato

Tra le inquiete dita

Sono le settimane

Margherita

A sette petali.

 

Mi dissecca le labbra il vento.

Con le margherite sono violento

“T’ama!”

Dice un petalo

Rassicurante.

 

Udite, udite, gente,

quale felicità!

Ma ribatte:

“Non ti ama”,

un altro con tranquillità.

 

 

 

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